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Origini

L'individuazione delle origini degli Hirpini, nostri progenitori, deve partire da lontano, da circa il XII secolo A.C, allorquando delle popolazioni indoeuropee penetrarono nella penisola italica attraversando le Alpi, prevalentemente seguendo l'Appennino, stabilendosi nel Centro-Sud, finendo per sovrapporsi alle popolazioni preesistenti, ormai non più individuabili.

Tra i sopraggiunti, spiccavano gli Opici, come erano chiamati dai Greci, con un certo disprezzo, per sottolineare la loro estraneità alla civiltà greca e la loro ignoranza, più conosciuti come Osci o Oschi. Gli Oschi formavano un popolo dedito all'agricoltura, alla pastorizia ed all'artigianato, e, nonostante fossero ritenuti evoluti per quei tempi, non si diedero un'organizzazione politica e militare. La loro forza era rappresentata dall'omogeneità culturale, visto che comuni erano le tradizioni e la lingua parlata, che era quella osca.

Al principio dell’ultimo millennio A.C., gli Oschi risalirono le valli del Calore e dei suoi affluenti, lasciando diverse tracce della loro presenza, come ad esempio, ad Aeclanum (attuale Mirabella Eclano), dove su un'ara dedicata al culto della Dea Mefite, a cui era consacrato un tempio nella Valle d'Ansanto, venne riportata un'iscrizione appunto redatta in lingua osca. Tale iscrizione si trova presso il Museo Archeologico di Napoli.

Verso la fine dell'Età del Ferro, l'Hirpinia (Irpinia) vedeva la presenza di una serie di villaggi di piccola dimensione, per giunta anche abbastanza distanti tra di loro. Gli Oschi non si opposero alle successive invasioni, disinteressandosi degli eventi bellici, anche se, ovviamente, non poterono evitare un graduale processo di integrazione ed assimilazione.

Tra le popolazioni italiche pre-romane, gli Osco-Umbro-Sabelli (che unitamente ai Siculi-Latini costituivano gli "Italici") rappresentano la "chiave" per individuare le origini degli Hirpini.

Sempre tenendo conto la doverosa precisazione effettuata in altra pagina web, è bene partire nella ricerca delle radici irpine, chiarendo la distinzione tra "Sabellici", che parlavano dialetti di tipo osco o idiomi affini, in cui rientravano, ad esempio i Marrucini (Chieti, che chiamarono Teate), i Marsi, stanziati nel Bacino del Fucino, i Peligni, stabilitisi nella Conca di Sulmona, e "Sabelli", che parlavano la lingua osca (Sanniti, Mamertini, Frentani, Sidicini, Campani di Capua, Lucani, Apuli, Bruzi).

Le origini degli Hirpini (Irpini) e dei Samnites (Sanniti) vanno sicuramente ricercate nell'ambito del contenitore generale dei popoli sabelli-sabellici, visto che furono i Sabini (stanziatisi nelle odierne Province di Rieti e di Terni, tra l’alto Tevere e l’Appennino marchigiano) o comunque popoli dell'area Sabina centro meridionale che, a seguito di un Ver Sacrum (Primavera Sacra), sarebbero sopraggiunti nel Molise, nel Matese e lungo il corso del Tammaro, e si sarebbero fusi con le preesistenti popolazioni, originando la stirpe sannitica. Ciò dovrebbe essere accaduto verso il VI-V secolo A.C.

Il punto controverso riguarda la relazione di parentela tra Hirpini e Samnites, nel senso che è incerto e disputato se si tratti di un rapporto padre-figlio (i Sabini avrebbero originato i Sanniti e questi gli Hirpini) o fratello-fratello (i Sabini avrebbero originato sia i Sanniti che gli Hirpini).

Secondo la prima ricostruzione, i Sanniti, "a Sabinis orti", cioè discendenti, generati dai Sabini, tra il V ed il III secolo A.C., si sarebbero a loro volta espansi attraverso varie migrazioni, durante un Ver Sacrum, come scrisse Marco Terenzio Varrone, scrittore del I secolo A.C., in "De Lingua Latina", e come confermarono altri autori, tra cui Plinio e Cluverio, che nel suo Italia antiqua scrisse: "Infra Frentanos fuere Samnites, Sabelli etiam dicti, a Sabinis orti: et a Samnitibus orti Hirpini". Cluverio, quindi, fu esplicito, nel senso che delineò l'albero genealogico secondo la sequenza Sabini-Sanniti-Hirpini. Secondo tale ricostruzione estensiva, i Samnites occuparono vasti territori dell'Italia centro-meridionale (Molise, Sannio, Irpinia, Alta Lucania, parte dell'Abruzzo, Basso Lazio e Campania fino a Capua). Tale espansione è riportata in una mappa del Salmon, secondo cui le terre occupate dai Samnites erano delimitate a nord dal fiume Sangro e dal territorio dei Marsi e dei Peligni, a sud dal fiume Ofanto e dalle terre dei Lucani, ad est dall'Apulia (Iapigi) e dalle terre dei Frentani, ed infine, ad ovest dalla Pianura Campana e dalle terre degli Aurunci e Sidicini.

Tale visione trova conferma in:

Il dilemma in merito all'origine degli Hirpini (Irpini) , come già ripetutamente sottolineato, non è agevole per la "miopia" di numerose altre fonti storiche, che confusero popolazioni differenti nel generale calderone chiamato "Samnites", di cui oggi non conosciamo i nomi di tutte le tribù.

Ad ogni modo, Plinio fu molto restrittivo, facendo rientrare nel popolo dei Samnites solo la tribù dei Pentri, stanziatisi nel cuore del Sannio antico, il Massiccio del Matese e circondario (all'incirca l'attuale Provincia di Isernia), l’alta valle del Sangro in Abruzzo. Era la tribù sannita più arcigna, quella che oggi verrebbe definita la "spina dorsale" del popolo dei Sanniti.

Nella nazione dei Samnites, secondo la visione estensiva che stiamo riportando, oltre ai citati Pentri ed Hirpini, rientravano:

Nel complesso, l'insieme delle cinque tribù elencate raggiungeva all'incirca i seicentomila abitanti.

Ma è esatta la sequenza Sabini-Sanniti-Hirpini, alla base della visione estensiva della nazione Sannita che abbiamo appena prospettato?

Di certo gli Hirpini erano fieri guerrieri, che vivevano ai margini sud-orientali del Sannio, in un'area vasta e difficilmente praticabile bagnata dai fiumi Calore, Ofanto e Sabato (Provincia di Avellino e parte di Benevento). Fondarono numerose città, tra cui la capitale Malies o Maloenton, chiamata Maleventum o Malventum dai Romani per le numerose sconfitte subite nelle guerre contro quelli che essi definirono globalmente "Samnites". Dopo la guerra contro Pirro nel 275 A.C., venne rinominata "Beneventum", e fino all'epoca di Agusto, continuò a far parte dell'Hirpinia, come scrissero Plinio ed altri antichi autori, tra cui Cluverio, che nel suo Italia antiqua, indicò specificamente alcune "oppida", tra cui appunto Beneventum, ma anche Aequum Tuticum" o Equus Tuticus, Abellinum (nel territorio dell'odierna Atripalda, conquistata dai Romani nel 235 A.C. ed elevata nell’82 da Silla a Capoluogo della colonia Livia), e Compsa. Tanti gli altri centri dell'Hirpinia (Irpinia), tra cui Aeclanum (al Passo di Mirabella Eclano), Romulea, non ancora identificata, forse Carife o Bisaccia, Akudunniad (odierna Lacedonia).

Dagli Hirpini si sarebbero originati i Lucani, tramite un Ver Sacrum, che occuparono l'area tra il fiume Sele ed il fiume Bradano, a margine del territorio degli Hirpini, degli Enotri e le colonie della Magna Grecia di Metaponto e Sibari. Ed a conferma dell'origine dei Lucani basta considerare le monete da questi coniate, che raffigurano, appunto, una testa di Lupo.

Quel che è certo, quindi, è che all'origine dei Samnites e degli Hirpini c'è un Ver Sacrum, come sottolinearono diversi autori antichi, tra cui Strabone, secondo cui i Sabini, in lotta con gli Umbri, fecero voto di consacrare una Primavera Sacra ad Ares, cioè giurarono di sacrificare alla Divinità i nati nell'anno di guerra. Visto che le vicende belliche sembravano mettersi per il meglio, i Sabini, sacrificarono solo parte dei nuovi nati, facendone emigrare la restante parte, una volta raggiunta l'età adulta, in certa di nuove terre da colonizzare, sotto la guida di un animale-guida sacro, il toro. L'animale sacro si fermò nella terra degli Opici, dispersi tra villaggi: i Sabini li attaccarono, ne conquistarono i territori e sacrificarono il toro in onore di Ares.

Riportiamo per completezza uno stralcio del passo di Strabone: "Sabinos quidem adversus Umbros diutino certantes bello, votum fecisse ut eo anno nata immolarent ... Re igitur bene gesta reversi, nata partium sacrificarunt, partium consecrarunt ... eos tamen virilem ingressos aetatem in coloniam emiserunt, quibus dux factus est taurus".

Tuttavia, le popolazioni sabelliche provenienti dall'Appennino centro-meridionale e parlanti l'osco, che avrebbero originato gli Hirpini, tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C., si fecero guidare da lupo (hirpus) e non da un toro, come ricordarono Strabone e Plinio "Ordine dehinc sunt Hirpini et ipsi Samniticae gentis, qui quidem nomen adepti sunt ex lupo, qui eis in ducenda colonia dux oblatus est. Samnites enim lupum vocant hirpum".

In definitiva, in etá tardo-arcaica (VI-V sec.a.C.), diverse località fino a quel momento poco abitate, videro crescere repentinamente la poplazione, come risulta dai ritrovamenti archeologici. I nuovi arrivati, gli Hirpini, parlanti la lingua osca, si caratterizzavano per differenti tradizioni rispetto alle popolazioni preesistenti, come ad esempio, nel campo del culto dei morti, visto che si distaccarono dalla precedente Cultura delle tombe a fossa che aveva caratterizzato le genti delle terre interne dell'attuale Campania.

Verso la fine del V secolo A.C., la civiltà degli Hirpini andò consolidandosi e caratterizzandosi definitivamente.

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